Havana Syndrome, la moderna maledizione. Aumentano in maniera preoccupante gli strani casi che stanno decimando i funzionari dell’intelligence americana (e canadese) in Europa, Asia, Australia e nelle Americhe.

Fonte: newyorker.com
Dolori, nausea, vertigini, confusione mentale, annebbiamento del cervello, problemi di memoria, disturbi del sonno, emicrania, strabismo, sangue al naso, spossatezza fisica, irritabilità, allucinazioni… No, nulla di esoterico e ancestrale, i diplomatici e funzionari americani che hanno presentato questi sintomi non sono stati vittime di un’antica maledizione, ma sono gli effetti riconducibili alla così detta “Sindrome dell’Havana”.
Il funzionario della CIA evacuato dalla Serbia la scorsa settimana è solamente l’ultimo di una lunga serie. Circa un mese fa era accaduto ad un membro dello staff del Direttore della CIA, in missione in India, e la scorsa estate altri due diplomatici in Vietnam hanno accusato gli stessi sintomi, procurando tra l’altro ritardo al volo della vice presidente Kamala Harris, in viaggio nel paese asiatico. Durante quest’anno altri incidenti similari si contano in Cina, Austria, Vietnam, Russia e alcuni paesi africani. Ma la lista si fa ancora più lunga e ad oggi i casi sono almeno 200.
Ma che cosa è questo strano malessere e perché colpisce i funzionari e diplomatici americani?
Le prime avvisaglie di questa “Sindrome” comparvero per la prima volta nel 2016, quando decine di diplomatici e funzionari della CIA in servizio all’Ambasciata USA a L’Avana (Cuba) accusarono i primi misteriosi sintomi.
Generalmente si tratta di malesseri dolorosi, complessi e incoerenti tra loro, diversi da individuo a individuo, dove le persone colpite descrivono di essere compresse da ondate di pressione sonora nella testa e nell’udito. Una singolarità diviene a tratti evidente, perché alcune delle vittime dei malesseri afferma di non accusare più i sintomi una volta che si sono allontanate dal luogo iniziale dove hanno cominciato a sentirsi male.
Il mistero dunque si infittisce
Recentemente è stata condotta un’analisi accurata da parte della task-force individuata dalla Casa Bianca, composta da agenzie di intelligence, Dipartimenti di Stato e della Difesa ed esperti medici sia governativi che non, con l’obiettivo di raccogliere quanti più dati possibili e dare una spiegazione plausibile alla misteriosa malattia.

Fonte: popsci.com
Nel 2020 si affacciarono due teorie predominanti: quella della National Academies of Science, Engineering e Medicine e quella del Journal of the American Medical Association. Entrambi affermano che il tutto sia riconducibile a quattro possibili vettori: fattori psicologici individuali, agenti infettivi, sostanze chimiche ma soprattutto energia a radiofrequenza diretta. Ed è su questa pista che si concentrano principalmente i due istituti, ribadendo comunque che si tratta di speculazioni, non essendoci dati scientifici a sufficienza per suffragarne la teoria.
Già nel 2004 gli Stati Uniti avevano condotto una campagna di ricerca sulle armi a microonde ma si dice avessero abbandonato il progetto per ricadute di tipo etico per via dei test su animali e persone. In realtà qualche indiscrezione rivela che la versione denominata Active Denial System potrebbe essere stata dispiegata in Afghanistan nel 2007 ma non vi è certezza sul suo effettivo utilizzo contro le truppe avversarie.
Mentre la Russia e la Cina hanno progressivamente sviluppato queste tecnologie, arrivando ad un livello molto avanzato. Pare inoltre (notizia non confermata) che la Cina abbia già sperimentato queste armi a microonde contro le truppe indiane dislocate nella regione himalayana di confine nel Ladack, sulla riva meridionale del lago Pangong Tso.
La tesi di attacchi intenzionali con armi ad impulsi elettromagnetici sono “sponsorizzate” soprattutto da funzionari governativi (non più in servizio attualmente), come l’ex-segretario alla Difesa Mark Esper, John Bolton e altri, anche se non è completamente convinto di questo il Direttore della CIA, William Burns.
In controtendenza invece l’Agenzia Federale FBI, il King’s College di Londra e l’Università della Pennsylvania che sostengono invece che le dichiarate vittime soffrono di una psicosi di massa con sintomi neurologici senza alcuna interferenza fisica o ambientale. Tali conclusioni non sono però supportate dalle testimonianze dei funzionari colpiti dalla supposta sindrome né da fonti di primaria attendibilità.
È abbastanza ovvio infatti che le informazioni che rivestono carattere di sicurezza nazionale sono difficilmente disponibili ai livelli inferiori dell’apparato statale, così come sono inacessibili all’esterno, vuoi per motivi strettamente legati alla tutela dei dati clinici dei funzionari e diplomatici statunitensi vittime della malattia, che per proteggere l’dentità degli agenti della CIA che operano sotto copertura.
E mentre i casi riconducibili alla Sindrome di Havana vanno aumentando, allo stesso tempo il dibattito pubblico sulla esatta natura dei malesseri accusati dai funzionari e diplomatici tiene banco, pur senza che i ricercatori ne vengano a capo, lasciando altresì che la supposizione sull’effettivo utilizzo di armi ad impulsi elettromagnetici rimanga una semplice teoria.